«To be trustworthy is not more important than to seem to be trustworthy.»
(«Essere degni di fiducia non è più importante che sembrarlo». O'Hara, interpretato da Peter Lorre)
Citazione tratta da Beat the Devil, film del 1953 diretto da John Huston
Il caso CoreWeave è emblematico per capire alcune dinamiche sulla filiera dell’AI e su come sia fondamentale non solo essere, ma anche sembrare “trustworthy”, come dice O’Hara in Beat the Devil. La società statunitense di servizi cloud, fortemente indebitata, è diventata la settimana scorsa un facile bersaglio per gli investitori preoccupati per una possibile bolla del comparto: in sostanza, chi è abbastanza trustworthy da poter onorare i propri debiti e generare sufficienti ricavi?
La marcata flessione delle azioni e delle obbligazioni della società, che vale 39 miliardi di dollari (dato al 16 ottobre), è arrivata in un contesto preciso. I risultati del terzo trimestre dei grandi operatori di servizi cloud, noti come hyperscaler, hanno lasciato intravedere ritardi nei progetti di data center e un calo del ritmo della crescita delle spese in conto capitale.
Questi elementi hanno acceso le preoccupazioni verso i fornitori cloud specializzati nei carichi di lavoro dell'intelligenza artificiale, noti come neocloud. Tra questi figura CoreWeave, potenzialmente uno degli anelli più esposti agli attuali timori verso l’ecosistema dell’AI, a causa del massiccio ricorso al debito per finanziare chip, terreni ed energia necessari ai data center (quindi infrastrutture che genereranno ricavi soltanto in futuro).
Fotografando la situazione al 16 ottobre, le azioni della società sono precipitate di oltre il 15% in pochi giorni, mentre i rendimenti delle sue obbligazioni con scadenza nel 2030 sono aumentati di 500 punti base, raggiungendo quasi il 16%. Secondo un memorandum visionato da Reuters, il Ceo di CoreWeave, Mike Intrator, ha dichiarato ai dipendenti che i mercati a volte possono «fraintendere la situazione e agire irrazionalmente». Il manager ha poi sottolineato il solido portafoglio di domanda futura.
Tuttavia, gli investitori si sono concentrati sui 50 miliardi di dollari di debiti della società e sui rischi derivanti da un meccanismo di finanziamento circolare che coinvolge produttori di chip come Nvidia, e clienti come Meta Platforms e OpenAI.
James Athey, gestore di portafogli obbligazionari presso Marlborough, ha così commentato: «Il problema di queste operazioni è che stiamo parlando di un’enorme interconnessione: non soltanto di finanziamenti circolari, ma anche del fatto che tutti questi asset sono detenuti negli stessi luoghi, negli stessi portafogli e dagli stessi tipi di investitori». Dunque, la leva finanziaria, all’interno di questa dinamica, potrebbe trasformare «una piccola tempesta in qualcosa di molto più pericoloso», qualora si propagasse tra i vari attori coinvolti.
Nel comparto AI, le aziende che stanno costruendo data center (ad alto consumo energetico) in futuro potranno affittare tali strutture alle società impegnate nello sviluppo e nell’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale. Parliamo di un modello che richiede investimenti iniziali enormi, mentre i ricavi rimangono molto limitati fino all’avvio dei contratti di locazione.
Secondo i dati elaborati da LSEG, CoreWeave non ha mai registrato un utile. Nel 2025, la società ha macinato ricavi annuali pari a 5,1 miliardi di dollari e una perdita netta di 1,2 miliardi. Sebbene si preveda che i ricavi raddoppino quest’anno, le spese in conto capitale dovrebbero quadruplicare, raggiungendo una cifra compresa tra 35 e 39 miliardi. In sostanza, ad oggi, la società sta consumando liquidità a un ritmo superiore a quello che gli investitori sono disposti ad accettare.
Tra le note positive, CoreWeave può contare sul sostegno di Nvidia. Il colosso dei chip ha accettato di acquistare la sua capacità di calcolo che rimarrà invenduta fino ad aprile 2032. Ma questo non è sufficiente a spegnere tutti i timori. Tornando al tema del trustworthy, va ricordato che le agenzie di rating classificano il debito di CoreWeave come speculative grade, con un rischio elevato.
Gli investitori obbligazionari stanno diventando più selettivi: «Stiamo sicuramente riesaminando le nostre esposizioni nel settore delle infrastrutture per l’AI, in particolare per quanto riguarda i punti in cui si concentrano i rischi e per verificare se riceviamo una remunerazione adeguata per assumerli», ha dichiarato John Han, gestore di portafoglio presso F/m Investments.
Anche sul fronte azionario, possiamo affermare che gli investitori sono sempre più selettivi. Nel lungo termine, l’intelligenza artificiale è percepita come un tema vincente, ma il percorso non sarà lineare e bisogna saper individuare quali titoli riusciranno a superare le turbolenze, generando valore per gli azionisti.